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Consorzio di tutela

logo del fagiolo bianco di Pigna
La creazione del consorzio di tutela ha dato la vera spinta verso il raggiungimento dei risultati che il "Fagiolo Bianco di Pigna" sta ottenendo in questi ultimi anni, primo tra tutti l'esser divenuto un Presidio Slow Food.

Il prossimo traguardo prefissato è quello del riconoscimento di IDENTIFICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA (IGP) che permetterà di tutelare maggiormente non solo i consumatori ma anche gli stessi coltivatori che ogni giorno si devono scontrare con un fervente mercato di falsi Fagioli di Pigna. (tutt'ora gli unici Fagioli di Pigna garantiti sono quelli venduti negli appositi sacchetti marchiati e sigillati dai soci del Consorzio di tutela).

I presupposti per un incremento produttivo sono quindi stati posti, basti pensare che negli ultimi tre anni la produzione dei soci iscritti al Consorzio di tutela è triplicata.

Fagiolo bianco di Pigna

Il "Fagiolo bianco di Pigna" è presente sui territori di Pigna, Buggio e Castelvittorio da oltre 300 anni. Gli abitanti di tali comuni conobbero il fagiolo all'inizio del '600 grazie all'intensa attività commerciale delle città costiere della Riviera, dove approdavano le navi spagnole cariche di cibi del Nuovo Mondo.

Aspetti gastronomici della tradizione locale

La gastronomia ligure è ricca di preparazioni a base di cereali ed ortaggi, pertanto grazie alla riscoperta di antiche tradizioni enogastronomiche locali, la coltivazione del "Fagiolo Bianco di Pigna" ha preso sempre più piede.

Tale legume lo possiamo trovare in svariati piatti tipici della zona abbinato a carne, pesce oppure gustato semplicemente con l'ottimo olio extravergine di oliva di produzione locale.

L'abbinamento gastronomico tradizionale, fagiolo bianco con la capra, è stato dettato dalla necessità da parte della popolazione pignasca ad allevare le capre che costituivano una delle poche risorse alimentari degli anni passati.

Date le caratteristiche organolettiche, il "Fagiolo Bianco di Pigna" si può definire una pietanza semplice, da gustare e condividere durante una cena o un pranzo offrendo all'organismo piacere e nutrimento.

Il suo aspetto rosato, tendente al beige, ha una forma singolare molto tondeggiante;di dimensione medio piccola, pelle molto sottile, tenera e trasparente. La pasta è compatta ma morbida. Poco sapido, ha gusto delicato con note di castagne e noci fresche.

Il territorio - Inquadramento geografico

Il territorio nel quale viene coltivato il "Fagiolo Bianco di Pigna" si configura in un'area collocata esclusivamente nell'alta Val Nervia compresa nei comuni di Pigna Castelvittorio e in minima parte in quello di Isolabona.

Il territorio è attraversato dal torrente Nervia e da moltissimi altri rii che trasportano acqua di natura calcarea che, assieme a terreni particolarmente drenati, caratterizza il gusto e le caratteristiche organolettiche del fagiolo.

Le aree coltivate sono collocate nelle zone denominate in dialetto all'Abrigu (cioè all'aprico) esposte al sole, dove le colline hanno una conformazione dolce con leggeri pendii adatti per poter essere coltivati.

Pare che i territori dove viene attualmente coltivato il fagiolo fossero, probabilmente, messi in coltura fin dall'epoca romana: lo fanno presupporre i nomi dove attualmente vengono coltivati i fagioli in modo particolare nel Comune di Pigna (Ouri).

L'areale di produzione del "Fagiolo Bianco di Pigna" è compreso in una fascia altitudinale compresa tra i 300 e gli 800 metri slm, ai piedi dei monti delle Alpi Marittime (Monte Toraggio e Pietravecchia), in piccoli appezzamenti molto spesso di difficile accesso ai normali mezzi meccanici; in genere in prossimità di piccoli rii per facilitare le operazioni di irrigazione che viene praticata sia nella forma tradizionale a scorrimento naturale con l'ausilio di piccoli canali (beai), sia per aspersione adottando le moderne tecniche di irrigazione.

La produzione annuale del "Fagiolo Bianco di Pigna" si aggira mediamente sui 40-45 quintali.

Inquadramento socio-economico

Il territorio dove viene coltivato il "Fagiolo Bianco di Pigna" è collocato tra il crocevia di sviluppo degli scambi commerciali tra il mare e la montagna: la cosiddetta "Via del Sale". Strada percorsa fin dai tempi antichi dai commercianti locali per scambiare i prodotti delle nostre terre con quelle del Piemonte e della Francia.

Gli abitanti, come quelli dei tipici borghi medievali dei paesi dell'entroterra, vivevano esclusivamente di agricoltura e di pastorizia. Tale contesto sociale favorì l'espansione delle coltivazioni del fagiolo anche in zone impervie rese coltivabili solo grazie all'opera dell'uomo con la creazione dei tipici terrazzamenti (fascie).

Dopo un totale abbandono delle campagne nelle zone interne, in questi ultimi anni si sta assistendo ad un graduale ritorno verso una agricoltura di tipo tradizionale, collegata alla riscoperta di colture tipiche, in stretta relazione con la salvaguardia delle tradizioni enogastronomiche e della cultura locale.

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Tipo di cottura

Mettere per 12 ore in ammollo nell'acqua fredda i "Fagioli Bianchi di Pigna", dopodichè farli bollire a fuoco lento per 40 minuti con un pizzico di sale ed un foglia di alloro. Preparare a parte un trito con la cipollina fresca e l'aglio. A fagioli cotti, colarli e condirli caldi con l'olio extravergine di oliva e quindi aggiungere il trito, il pepe e l'aceto.