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L'olio e il vino

La coltivazione delle olive (varietà "taggiasca") è ancora oggi una produzione essenziale. Da dicembre a maggio avveniva l'abbacchiattura con il trapetto. Le olive venivano mondate con la chitarra, messe in sacchi di 4 misure di 12,5kg, trasportati a dorso di mulo. E' stato installato nel museo un "gumbaa" con la mola di pietra e il meccanismo dentato in legno, accompagnato da attrezzi per le diverse tappe della produzione dell'olio: le misure, la caudeira dove si riscaldava l'acqua per separare l'olio dalla sanza, i fistoli o sportin. Due pietre con scanalatura circolare sono tipi archaici di torchio in uso già dall'antichità prima dell'invenzione delle presse a vite. Dopo la torchiatura degli "sportin", l'olio con l'acqua veniva messo nei contenitori di legno a decantare poi con una ciarella si raccoglieva l'olio che in seguito veniva conservato in giare di terracotta smaltata o veniva trasportato in otri di pelle di capra,
In questa sala altri utensili servono per la coltivazione della vite: seghe, distributori di zolfo, torchi, cestini, bottiglioni, o sono di uso più generale, come diversi tipi di bilance e contenitori vari.

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botticella Una botticcela particolare. Serviva per trasportare il vino a dorso di mulo.
giara Una giara. Era il contenitore più usato per conservare l'olio.
sacchetto Un "sacùn". Allacciato alla vita a mo' di marsupio serviva per riporvi le olive cadute per terra e raccolte a mano una per una. Altri tempi. Altri tempi davvero!